Corte dei Conti
Gli affari delle cricche e la relazione della Corte dei Conti.
E' di ieri la notizia dei 47 arresti in un'operazione dei Ros, svolta a Catania ed in altre città del nord, che mette
a nudo le perverse relazioni d'affari tra politici, amministratori, imprenditori, professionisti, colletti bianchi,
pentiti e criminali; relazioni che inquinano la nostra economia.
Un'operazione importante anche perchè sono stati sequestrati 400 milioni di euro che, ricordano i soci dell'associazione
antiestorsione di Catania, invece di circolare tra la gente per far crescere ricchezza reale nella nostra città, venivano
distolti per essere utilizzati a vantaggio di pochi, allo scopo di finanziare loschi interessi personali.
E mentre i fatti si svolgono sotto gli occhi di una cittadinanza indifferente, l'Asaec, da anni denuncia le infiltrazioni
criminali nell'economia così detta "legale", con la compiacenza di molti imprenditori i quali, in questo modo, pensano di
risanare le loro imprese.
In realtà gli imprenditori collusi, partecipando al riciclaggio di denaro di provenienza illecita, alterano la libera
concorrenza che è il motore dell'economia legale e sopratutto invece di moltiplicare la loro ricchezza decretano il collasso
di tutta l'economia territoriale.
Il denaro sporco non viene soltanto ripulito dalle aziende gestire da imprenditori collusi. Oggi assistiamo alla proliferazione
delle "imprese riciclate" che possono essere acquisite o costituite di sana pianta e la novità consiste nel fatto che vengono
gestite da insospettabili prestanome che nulla sembrano avere a che fare con le "cricche".
Pertanto diventa sempre più complicato il lavoro di intelligence svolto dalle forze dell'ordine per scovare il marcio che si
nasconde dietro le attività apparentemente normali.
In questo clima la corte dei Conti rende nota la relazione sui beni confiscati nella quale denuncia le enormi difficoltà che
lo Stato affronta nel risalire alle varie società, come se fossero scatole cinesi, che fanno da scudo proprio alle imprese
riciclate.
Contemporaneamente a Bari vengono eseguiti 17 arresti per sentenze pilotate il cui danno ammonta a 100 milioni di euro.
Nella relazione si legge che quasi il 60% dei beni confiscati sono stati confiscati in Sicilia, la domanda che i soci dell'Asaec
si pongono è: dove vanno a finite questi ingenti proventi? Perchè non restituirne una parte ai siciliani per risanare l'economia
attraverso aiuti nei confronti delle fasce disagiate della popolazione come per esempio i cassintegrati o gli operai in mobilità,
oppure con finanziamenti in microcredito ai giovani o a imprese familiari oppure a piccoli artigiani.
L'Asaec conviene con quanto espresso nella relazione dove si legge che l'unico vero mezzo di contrasto alla crescita delle attività
realizzate con proventi illeciti è la confisca.
La Corte dei Conti avendo verificato che dal sequestro alla confisca trascorrono da 7 a 10 anni, auspica uno snellimento delle
procedure di assegnazione e di giudizio onde evitare che l'azienda perda la sua competitività nel mercato.
Infatti da sempre l'Asaec ritiene che la vera ed unica lotta alla mafia passi attraverso il rafforzamento delle forze dell'ordine,
il Pon Sicurezza dovrebbe servire non a finanziare le associazioni antiracket ma a potenziare le strutture investigative e ad
offrire incentivi economici alle forze dell'ordine.
Corte dei Conti


