Esiste un consociativismo politico-mafioso?

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Esiste un consociativismo politico-mafioso?

La storia della Sicilia è fatta di molte ombre, dove coesistono mafia e settori pubblici deviati, coabitazione fra criminalità organizzata e sistema dei partiti.
La coesistenza di due poteri, quello legale e quello criminale, hanno determinato un sistema consociativo orientato alla distruzione della legalità e alla spartizione del denaro pubblico da un lato, famiglie mafiose con risorse economiche ingenti dall’altro, e quindi poste nelle condizioni di trattare e spartirsi il denaro pubblico.
Il consociativismo non ha coinvolto soltanto i partiti, ma le istituzioni, potere sindacale, giudiziario e finanziario; la cosiddetta società civile si è limitata ad una formale presa di distanza ma senza volere effettivamente entrare dentro la questione, non essendo estranea ai flussi di denaro.
Il degrado della politica meridionale e siciliana in particolare non è storia recente, ma è iniziato nell’immediato dopoguerra.
Nell’ottica di dotare il Sud di risorse economiche, venne istituita la Cassa per il Mezzogiorno. Nell’arco di un decennio , dal 1950 al 1960, la Cassa per il Mezzogiorno approvò 169.202 progetti per un importo di 1.403 miliardi, dei quali 1.029 riguardavano progetti nel settore delle opere pubbliche e 374 il settore privato.
Contemporaneamente nasce il Piano INA-Case, con l’obiettivo di contribuire alla soluzione del problema degli alloggi a basso costo.
Catania diventa un cantiere, così come Palermo, il centro storico sventrato, un intero quartiere deportato; nasce il nuovo San Berillo, quartiere periferico, divenuto serbatoio per la criminalità organizzata, insieme a Monte Po e Librino.
Il consociativismo tra politica-imprenditori diventa un cancro e pone le basi per  il successivo accordo tra politica e mafia. Il voto di scambio non nasce adesso, è sempre esistito.
L’enorme flusso di denaro, non ha prodotto reale occupazione e non è riuscito a sanare gli squilibri sociali ed economici delle regioni del Sud, né a colmare il divario con le regioni settentrionali.
Le fortune economiche di molte imprese catanesi in edilizia hanno origine negli appalti per la costruzione di alloggi di edilizia pubblica. Il meccanismo era ben consolidato: aggiudicarsi l’appalto con i ribassi; costruire, consegnare gli alloggi agli IACP (Istituto Autonomi case Popolari), che non provvedevano all’immediata assegnazione agli aventi diritto e nelle more gli stabili intanto venivano vandalizzati; altro appalto per ricostruire gli alloggi danneggiati; alla fine i costi erano talmente elevati, da equiparare quegli alloggi a case di lusso. Interi quartieri costruiti senza le fogne, molti stabili a Librino (terreno argilloso) sono ancora privi di adeguato impianto fognario.
Per anni lo IACP  è stato centro di potere e serbatoio di  voti. Nessuno pagava il canone di locazione e, al momento del voto, gli assegnatari  venivano sempre contatti contattati.
Le elezioni, sia politiche che amministrative, in una città come Catania, sono state decise nei quartieri popolari (Librino- Monte Po, San Giorgio) ed lì che la mafia e/o la criminalità organizzata ha sempre deciso  chi favorire.
Bisogna conoscere il passato per poter capire il presente.
Con il cosiddetto risanamento del quartiere San Berillo è stato istituito l’”Istituto San Berillo” che aveva in proprietà e gestione moltissimi alloggi realizzati nel quartiere San Leone, il nuovo San Berillo. Per cinquant’anni questo Istituto è stato gestito sempre dagli stessi personaggi.
Altra spinosa questione è la cosiddetta area industriale di Catania, o meglio quello che doveva essere la zona industriale. In realtà è stato l’ennesimo esempio di connivenza politica-impresa per attingere ai fondi e all’assegnazione delle aree e poi abbandonare tutto.
Politica e Impresa, questo indissolubile connubio è alla base del fallimento economico di Catania.
Dunque un flusso di denaro che non creò nessuna capacità imprenditoriale ma soltanto arricchimento e un’economia speculativa, ponendo le basi per il radicamento delle mafie anche nella sicilia  orientale.
Il confine tra legalità e illegalità è assai esile: qui tutto si compra e tutto si vende e l’etica da tempo è latitante.

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