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I DISONESTI NON POSSONO AVERE LA MEGLIO

 

Su #MeridioNews la storia di Sebastiano Costa, imprenditore di Zafferana Etnea che ha denunciato i suoi aguzzini.
«I disonesti non possono avere la meglio».
“Noi tutti dell’Asaec Antiestorsione Di Catania abbiamo provato una forte emozione nel momento in cui lo Stato ha riconosciuto a Sebastiano Costa il risarcimento rispetto all’estorsione ed al dramma che ha subito – dichiara Nicola Grassi presidente Asaec. Un percorso costruito insieme con calma e tenacia, che ha portato i suoi frutti.  Un ringraziamento dovuto ai funzionari della Prefettura di Catania ed ai Carabinieri della Compagnia di Giarre per l’ottimo lavoro svolto.”

 

http://catania.meridionews.it/articolo/68267/storia-dellapicoltore-che-non-si-piega-alle-intimidazioni-in-una-notte-50mila-euro-di-danni-lo-stato-li-risarcira/

Antiracket, stretta sui requisiti di accesso al fondo regionale

«Così si torna a dare credibilità a un movimento infangato»

Festeggiano le associazioni che sostengono gli imprenditori nel percorso che porta alla denuncia del pizzo e dell’usura. Ad accedere ai finanziamenti sarà soltanto chi dimostrerà di aver realmente contribuito a liberare un’azienda dalle minacce della mafia

Parte dalla Sicilia la stretta sulle associazioni antiracket, per provare ad arginare quell’impegno di facciata che, in barba ai troppi sacrifici umani pagati nell’Isola, ha costruito carriere all’ombra dell’antimafia di comodo. Nel giorno del 26esimo anniversario della strage di via D’Amelio, le associazioni antiracket tornano a farsi sentire, rivendicando il «lavoro serio che in tanti portano avanti con gratuità nei territori, lontano dai riflettori» e festeggiando per la norma, promossa dalle stesse associazioni e approvata nel testo collegato alla Finanziaria regionale, che istituisce paletti più severi per l’accesso al fondo antiracket della Regione. 

Dopo il caso Saguto, lo scandalo Montante e l’inchiesta Labisi, ecco che quelle maglie troppo larghe nella definizione di antiracket, istituite con un decreto del Ministero dell’Interno nel 2007 (poi rivisto solo parzialmente), vengono ridimensionate un’altra volta. La legge è stata promossa proprio da chi lavora quotidianamente al fianco degli imprenditori taglieggiati e ha chiesto con forza che fossero indicati nuovi vincoli nell’accesso ai contributi messi a disposizione dalla Regione. 

La norma pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 13 luglio prevede non soltanto che le associazioni siano iscritte agli albi delle Prefetture, ma anche che non ricevano altri contributi da Enti locali, che abbiano un numero minimo di 10 soci, di cui almeno il 50 per cento imprenditori o commercianti che abbiano subito comprovate vicende di estorsione e/o che si siano avvicinati all’associazione antiestorsione per averne assistenza e sostegno, che dimostrino di essersi costituiti parte civile in almeno un procedimento riguardante un proprio assistito nell’ultimo anno.

E ancora, le associazioni per accedere al fondo, che quest’anno ammonta a circa 450mila euro, dovranno dimostrare di aver presentato nell’ultimo anno almeno un’istanza di accesso al fondo per vittime di estorsione; di aver assistito imprenditori o commercianti e accompagnandoli alla denuncia, nell’anno precedente, in almeno tre fatti estorsivi conclusi con rinvio a giudizio. Non ultimo, le associazioni devono aver fatto attività di sensibilizzazione con le associazioni di categoria di commercianti e imprenditori; o aver promosso campagne educative nelle scuole.

«È una cosa molto bella – ammette Nicola Grassi, presidente dell’associazione Antiestorsione di Catania - che la proposta normativa, poi approvata dall’Ars, sia venuta proprio dal nostro mondo, sotto attacco per via delle inchieste giudiziarie. Penso che in questo modo si dia una risposta molto netta, che marca le differenze tra chi ci crede davvero e chi invece ha usato i percorsi antimafia per scopi personali».

Le associazioni, naturalmente, si augurano che questo sia soltanto l’inizio e che le maglie stringenti istituite in Sicilia possano fare da volano per una proposta normativa a livello nazionale, capace di frenare in tutta la Penisola il proliferare di associazioni sedicenti antiracket. «Anni fa – racconta ancora Grassi – ci siamo accorti che rispetto al fiorire di associazioni antiracket, dovute ai fondi messi a disposizione dal Pon sicurezza per aprire sportelli antiracket, le denunce non aumentavano affatto. Sembravano più contentini che venivano dati spesso a pioggia. È per questo che abbiamo cominciato a fare una battaglia, affinché il movimento antiracket tornasse a ciò che era in origine, cioè un’autodeterminazione di commercianti e imprenditori coraggio che come Libero Grassi sostenevano i colleghi in un percorso di emancipazione personale dalla morsa del pizzo e dell’usura, che è un percorso lungo e pesante. Anche le indagini giudiziarie hanno portato alla luce la verità di associazioni, iscritte agli albi delle Prefetture, che accedevano ai fondi per cosa? Per pagare la segretaria o l’affitto della sede prestigiosa? Ancora adesso sinceramente mi chiedo se abbiano mai restituito i fondi ottenuti, una volta che sono state cancellate dagli Albi prefettizi».

Secondo Grassi c’è «un tema di credibilità, per ridare dignità a un intero movimento antimafia infangato da chi ha finto di interessarsi alla lotta alla mafia soltanto perché lì ha intravisto un nuovo centro di potere. In realtà l’antimafia non è solo quello. E non parlo soltanto della nostra associazione perché ce ne sono tante altre che danno un aiuto sincero. Qui quando squilla il telefono e chiedono un appuntamento, sappiamo già che sarà sempre un incontro molto intenso, molto pesante, soprattutto la prima volta. Oggi portiamo a casa un risultato importante, ma non ci fermiamo a quello. Non ci fermeremo fino a quando anche a livello nazionale non verranno riconosciuti criteri più stringenti per poter definire cosa è antimafia». E cosa, invece, non lo è.

MERIDIONEWS, MIRIAM DI PERI 

 

http://meridionews.it/articolo/67780/antiracket-stretta-sui-requisiti-di-accesso-al-fondo-regionale-cosi-si-torna-a-dare-credibilita-a-un-movimento-infangato/

Resoconto dell’incontro con il prefetto Cuttaia, Commissario straordinario attività antiracket ed antiusura

In occasione dell’incontro, abbiamo consegnato un documento contenente alcune delle nostre proposte di legge che permetterebbero un più efficace contrasto al fenomeno estorsivo. Per citarne solo alcune: crisi del movimento antiracket e possibili soluzioni; indirizzare i soldi del Pon sicurezza per la videosorveglianza delle zone rurali quale deterrente alla delinquenza mafiosa; estensione all’ipotesi di intervento processuale ex articolo 92 c.p.p. dei rimborsi per le spese legali; estensione dell’esonero per le spese legali alla parte offesa costituitasi parte civile nel processo per estorsione ed usura. Programmeremo nei prossimi mesi un incontro con il prefetto nominato.

                                                                                                          Associazione Antiestorsione di Catania

 

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DUE BRANI DELL’INTERVENTO DEL PROCURATORE NICOLA GRATTERI A TAORMINA

INTERVISTA AD ANTONIO GIANGRANDE

ANTIMAFIA CONNECTION:

SENZA LA MAFIA,

COSA SAREBBE L’ANTIMAFIA?

 

Falcone diceva: “segui i soldi e troverai la Mafia”.

Ora avrebbe detto: “fai Antimafia e troverai i soldi…”

Le storture di un sistema sinistroide che si inventa l’espropriazione proletaria illegittima di beni privati ed il foraggiamento statale di Onlus per mantenere amici e parenti, nascondendosi dietro la demagogia della legalità.

 

Dr. Antonio Giangrande lei su quali basi può essere ritenuto un fine conoscitore della materia?

«Anni di studi, approfondimenti e ricerche per guardare il risvolto nascosto della medaglia. Per questo posso dire che la parola antimafia è lo specchio per gli allocchi, per subornare gli ingenui per fare proselitismo politico e speculazione economica. La Mafia siamo noi, se non accondiscendenti con il potere, mentre l’Antimafia è solo lo Stato (Sic!). L’antimafia è un’entità composita con finalità politiche e speculative. Se la mafia è quella che ci propinano, allora la mafia non esiste. La mafia siamo noi tutti: i politici che mentono o colludono, le istituzioni che abusano, i media che tacciono, i cittadini che emulano. Se questo siamo noi, quindi mai nulla cambierà».

AUDIZIONE DI ATTILIO BOLZONI ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA.

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL FENOMENO DELLE MAFIE E SULLE ALTRE ASSOCIAZIONI CRIMINALI.

SEDUTA N. 133 DI MARTEDÌ 2 FEBBRAIO 2016

RESOCONTO STENOGRAFICO AUDIZIONE DEL DOTTOR ATTILIO BOLZONI.

La seduta inizia alle 20.05.

  PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del dottor Attilio Bolzoni, giornalista del quotidiano La Repubblica. L’audizione rientra nel filone d’inchiesta che la Commissione ha inteso aprire sul movimento civile dell’antimafia per approfondirne i tratti caratteristici, per individuarne i limiti e le contraddizioni evidenziati anche dai recenti fatti di cronaca, ma soprattutto per rilanciarne il significato e l’attività.
In tale ottica si colloca l’audizione odierna del dottor Bolzoni, che tra i primi – forse per primo – si è occupato con le sue inchieste giornalistiche del tema che affrontiamo oggi, soprattutto per quanto riguarda il caso Sicilia.
Ricordo che la seduta si svolge nelle forme dell’audizione libera e che, ove necessario, i lavori potranno proseguire in forma segreta.
Do la parola al dottor Bolzoni, ringraziandolo per la sua presenza. Farà un’introduzione, cui poi seguiranno, come al solito, le nostre domande. Prego.

ATTILIO BOLZONI. Buonasera. Grazie. Innanzitutto vorrei fare una brevissima premessa per inquadrare la questione dell’antimafia dei nostri giorni.

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Audizione del dott. Attilio Bolzoni

Registrazione dell’audizione di Attilio Bolzoni alla Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia sulla mafia dell’antimafia e sulla vicenda Montante

https://www.radioradicale.it/scheda/465520?i=3513952

( Roma, 2 Febbraio 2016 )attilio bolzoni

 

Mafia: Fava, Montante lasci incarichi. Anche da Confindustria, Squinzi intervenga.

Tv: Rai; conferenza stampa di presentazione di ''Cose Nostre''

“La sospensione di Antonello Montante da tutti i suoi incarichi istituzionali, a partire da quelli che ha conservato in Confindustria nazionale, è oggi un atto di decenza dovuto. L’indagine nei suoi confronti per concorso in associazione mafiosa, adesso formalizzata, è partita un anno fa senza che i vertici della sua associazione abbiano mai sentito l’urgenza di una parola preoccupata o dubbiosa. Ci auguriamo che il presidente Squinzi rilevi subito l’inopportunità’ di conservare l’incarico di responsabile per la legalità a un indagato per mafia”.
Lo dice il vicepresidente della commissione antimafia Claudio Fava.

( ANSA - 23 Gennaio 2016 )

Aperture festive: avidità o autodifesa?

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Sulla pagina di ”Lo dico alla Sicilia” del 24 Dicembre scorso una persona ha scritto senza firmarsi una lettera stupida. Riteniamo tuttavia che una riflessione ed una risposta debbano essere date perché l’idea dei “mercanti ladroni cacciati dal tempio” è uno stereotipo che ogni tanto riaffiora malgrado le schiaccianti evidenze.

L’avidità dei commercianti che aprono anche per Santo Stefano è un ennesimo schiaffo nei confronti di quella ormai sparuta categoria di commercianti i quali ancora resistito con dignità e tenacia nello strenuo tentativo di salvare la loro attività economica.

L’impresa familiare dal dopoguerra costituisce la spina dorsale del sistema economico italiano perché è fondata sul rapporto di stima e fiducia reciproco tra commerciante ed acquirente.

Il commerciante ha il compito di interpretare ed esaudire le richieste dei suoi clienti che rispetta e serve con attenzione certosina, consapevole che la sua vera ricchezza sia costituita dal suo parco clienti.

Per garantirsi la fiducia della clientela è inoltre attento a mantenere il giusto equilibrio tra qualità e prezzo.

Il commerciante è un moltiplicatore di ricchezza reale poiché spende i suoi guadagni nella città dove vive con la sua famiglia.

E’ stimolato ad innovare e migliorare la sua offerta, acquista beni e servizi da imprese affidabili, si avvale di professionisti seri, da occupazione e paga le tasse nella sua città che consentono a tutti i cittadini di poter usufruire degli ospedali, dei trasporti, dell’istruzione e così via.

Purtroppo la folta schiera di commercianti che aveva donato a Catania l’appellativo Milano del sud è oggi un triste ricordo…

Le più feroci aggressioni vengono dall’innumerevole quantità di Centri Commerciali nati intorno alla città senza criterio né limitazione alcuna. Ipermercati aperti sette giorni su sette che da un lato hanno messo in ginocchio la nostra fiorente economia cittadina e dall’altro portano i guadagli all’estero nelle loro sedi di origine. Altrettanto avviene per il pagamento delle tasse. Da uno studio è emerso un dato sconcertante ogni giovane assunto per qualche mese a poco prezzo corrisponde alla chiusura di 4 negozi in centro.

Al confronto le altre gravissime forme di distruzione dell’economia locale costituite dall’ingerenza della criminalità organizzata, dalla bassissima qualità della vita e dall’incuria dei governanti sembrano i mali minori.

Il piccolo commerciante che alza la sua saracinesca anche nei giorni festivi è costretto a farlo non per avidità di denaro ma per tentare di difendersi. Contemporaneamente, e forse inconsapevolmente, sta tentando di difendere Catania dal collasso economico che la investirà se i cittadini non decideranno di stare al fianco dei commercianti per stimolare le Istituzioni a prendere gli opportuni i provvedimenti.