Archivio: Riflessioni

RIFLESSIONE

Professori integerrimi che dedicano la propria vita accademica alla ricerca ed all’insegnamento mai piegandosi a favoritismi clientelari. Orgogliosi di annoverare fra i soci dell’associazione Asaec Antiestorsione Di Catania Maurizio Caserta. Grazie per le tue parole che ci auguriamo possano essere da sprone ai tanti professori che, con rettitudine, svolgano il proprio ruolo.

https://m.catania.livesicilia.it/2019/07/03/universita-ce-chi-ha-detto-no-caserta-il-professore-coraggioso_501322/

RIFLESSIONE

“Ci chiediamo: è davvero opportuno che i saluti, in occasione della presentazione del libro “Addiopizzo la rivoluzione dei consumi contro la mafia”, provengano dal Sindaco di Catania Salvo Pogliese, sotto processo per le “spese pazze all’Ars” e dalla prof. ssa Marina Paino attualmente indagata nell’inchiesta “Università bandita”?
Le parole, le forme, assumono sempre un loro significato specifico. Il momento di profonda crisi che sta attraversando l’antimafia imporrebbe sobrietà, serietà ed un generale ripensamento delle modalità attraverso le quali sensibilizzare la collettività rispetto al fenomeno mafioso. Crediamo che le vicende giudiziarie che coinvolgono rappresentanti istituzionali, impongano loro, almeno fino all’esito del giudizio, non intervenire in momenti di riflessione che celebrano associazioni che si battono per l’affermazione della legalità. Siamo certi che le personalità sopra citate troveranno la sensibilità di non intervenire salvaguardando l’importanza delle tematiche trattate. ”

 

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Antonello Montante, il ”padrino dell’antimafia”

Eccolo il “padrino dell’antimafia”, il libro di Attilio Bolzoni che riesce coraggiosamente a mettere a nudo “l’apostolo della legalità” Antonello Montante ed il “suo” sistema.
Attraverso un certosino riordino delle migliaia di tessere del grande puzzle, ne è uscita la precisa intenzione di aver voluto creare un perfetto meccanismo le cui componenti sono state continuamente oleate dalla compiacente collaborazione e supporto di importanti protagonisti della lotta alla criminalità organizzata, quali ad esempio, le più rilevanti associazioni antimafia nazionali, dalla Fai di Tano Grasso a Libera di don Ciotti, ma anche associazioni di categoria da Confindustria ai sindacati ed ancora generali, politici regionali e nazionali, ministri e capi di governo.
Un paladino dell’antimafia nazionale, il cui passato in “odor di mafia” sembrava non interessare o comunque essere volutamente nascosto, è stata la machiavellica copertura per un intreccio di poteri ed interessi che nulla avevano a che fare col contrasto alla criminalità organizzata.
Ed anzi, attraverso la creazione di un “club esclusivo”, le cui tessere associative erano rappresentate dalle adesioni alle faraoniche manifestazioni antimafia o dai vari “protocolli d’intesa” firmati in mezza Italia e nel quale chi fosse stato contro, sarebbe stato prima spiato per essere ricattato, poi cacciato con infamia, si è pesantemente condizionata la politica regionale e non solo.
Oggi, purtroppo, ritroviamo esponenti di quella stessa antimafia silente o solo “un pochettino” pentita e che per lungo tempo andò allegramente a braccetto con Montante ed i suoi sodali – sostenendolo anche dopo le gravi notizie giudiziarie che lo coinvolsero – tentare un’opera di ripulitura e disperato accreditamento.
Tutto questo accade, ancora una volta, sotto i riflettori di convegni, tavole rotonde, laboratori accreditati da continue passarelle di molti, che confidando nell’oblio che il trascorrere del tempo porta con sé, hanno l’ardire di promuovere nuovi modelli di lotta alla mafia (!) quando del declino e del dissesto del movimento antimafia ne furono complici.
Resta da capire quale contorto obiettivo avessero in mente coloro che hanno puntato su un pupo risultato fasullo. Forse quello di utilizzare il movimento antimafia come testa d’ariete per entrare nella stanza dei bottoni oppure quello di gettare discredito su di esso? Si vedrà.

Il valore del 25 Aprile e la lotta alla mafia

Di recente, il ministro degli interni Matteo Salvini ha affermato che il 25 aprile, in occasione delle commemorazione per la Liberazione dal nazifascismo, sarà in tour elettorale in Sicilia dove parlerà di “liberazione dalla mafia”.
Senza scomodare copiosa letteratura in merito agli strumenti più idonei per sconfiggere il fenomeno mafioso, ci permettiamo di ricordare al signor ministro che la lotta alla mafia è cosa assai complessa che non può essere ridotta a semplice slogan.
È slogan, appunto, dal gusto un po’ retrò che ricorda una certa antimafia di qualche anno fa, che tappezzando la Sicilia di cartelloni affermava, come se ce ne fosse bisogno, che “la mafia fai schifo”.
Parola d’ordine che fu proprio di un predecessore di Salvini, tale Angelino Alfano che la prestò poi all’allora presidente della regione Totò Cuffaro.
Ecco che, ancora una volta, la mafia e la presunta lotta alla sua esistenza, diventa strumento di campagna elettorale per racimolare consensi.
Sarebbe interessante conoscere l’opinione e le soluzioni che il signor ministro degli interni proporrebbe in merito, per esempio, alle estenuanti lungaggini processuali cui è sottoposto colui che decide coraggiosamente di denunciare i propri estorsori o usurai, al comune senso di impunità che permette a criminali e mafiosi di continuare a delinquere indisturbati facendosi beffa d del coraggio di chi li denuncia e dell’incessante lavoro delle forze dell’ordine, alle infinite prepotenze cui è sottoposta la bottega o l’associazione culturale che cerca di risanare il proprio quartiere.
Vorremmo, infine, sapere quale sia la ricetta per rompere quella naturale attitudine della criminalità organizzata ad infiltrarsi nelle liste elettorali, negli apparati politici e burocratici così come evidenziato dai recenti rapporti della magistratura.
Oltre gli slogan, signor ministro, aspettiamo i fatti.
Noi, nel frattempo, resistiamo ogni giorno a fianco di quelle coraggiose persone che denunciando, credono ancora nello Stato e ad un futuro migliore.
As.A.E.C. Associazione Antiestorsione di Catania

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Zuccaro: fare rete ed impiegare l’esercito

La ricetta sulla sicurezza lanciata dal Procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro è lungimirante ed equilibrata poiché partendo dalla constatazione della sempre più crescente presenza di sacche di disagio e di povertà dalle quali la criminalità trae importante manovalanza, individua e contempera irrinunciabili strumenti di presidio del territorio, quali la videosorveglianza (ancora inspiegabilmente inattiva) e pattuglie dell’esercito, con un’azione condivisa che coinvolga associazioni e le migliori risorse presenti sul territorio per una reale rinascita della città.

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Quanti pupi di pezza e pupari dovranno essere arrestati prima che Catania si rialzi?

La città sprofonda sempre più in basso. Al dissesto finanziario si accompagna un dissesto morale e civile sempre più evidente.
La recente operazione giudiziaria, che ha coinvolto professionisti illustri presenti, tra l’altro, all’interno di consigli di amministrazione di enti pubblici e privati, ha fatto emergere un sistema sostanzialmente volto alla commissione di reati tendenti all’elusione della legge ed al guadagno illecito.
Precedenti inchieste – prima fra tutte l’operazione “Gorgone” – hanno evidenziato un perverso e strutturato intreccio tra mafia e pubblica amministrazione fino a spingere il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro a pronunciare parole forti e dirompenti, rivolgendo un appello a tutti gli amministratori che non sono collusi con la mafia: “Non siate conniventi, cercate di essere più attenti nel controllo di legalità del vostro territorio”.
Ecco il punto: fin quando, innanzi ingiustizie ed illiceità, faremo finta di nulla, volteremo il capo; fin quando non faremo dell’onestà, della correttezza e del rispetto dell’altro le nostre regole di vita da applicare in ogni campo del nostro agire, allora saremo destinati al degrado ed all’arretratezza.
Le città sono comunità fatte di uomini e donne che ne determinano la propria sorte, si abbandonino divisioni politiche, pregiudizi ideologici, invidie, personalismi che non producono altro che dissesti ed incapacità di risolvere problemi.
Non possiamo delegare, e se lo facessimo ci macchieremmo di ignavia, alla decisa e instancabile azione della magistratura catanese e delle forze dell’ordine, il compito di reprimere malaffare e corruzione, perché questo rappresenterebbe solo un argine, certamente importante, ma sia pur un argine destinato inevitabilmente a cedere.
Ed allora, l’unica strada da intraprendere, andando oltre il dolore urlato e le provocazioni lanciate, crediamo sia un deciso e determinato ri-scatto, un nuovo “patto per Catania”, facendo appello alle migliori risorse civili, sociali ed intellettuali affinché tutti insieme si trovi un moto di orgoglio per una ferma e decisa inversione di rotta.

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

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L’Antiestorsione di Catania nel nome di Libero Grassi

Ventisette anni fa, all’indomani dell’uccisione dell’imprenditore palermitano Libero Grassi brutalmente assassinato dalla mafia nell’agosto del 1991, un gruppo di cittadini, donne e uomini, imprenditori, commercianti, artigiani e liberi professionisti catanesi, dopo aver letto di esperienze simili sorte a Capo D’Orlando,  hanno deciso di riunirsi ed insieme ribellarsi al condizionamento mafioso perpetrato attraverso la morsa dell’estorsione e dell’usura.
Nasce così l’AS.A.E.C. associazione antiestorsione di Catania, la seconda associazione nata in Sicilia ed in Italia, intitolata alla memoria dell’imprenditore catanese e palermitano di adozione.
Nasce avendo, fin da subito, in mente quale dovesse essere il modello ed il metodo di associazionismo antiracket ed usura: un luogo dove, cittadini ma anche imprenditori e commercianti, che avessero vissuto vicende estorsive, potessero offrire sostegno e conforto nei confronti di coloro che – a loro volta -avessero deciso di intraprendere un percorso di emancipazione rispetto la morsa dell’estorsione; dove l’accompagnamento di un imprenditore verso la denuncia e per tutto l’iter processuale rimasse uno dei requisiti fondamentali;  dove il contributo svolto dai soci e dai loro dirigenti, fosse fondato sui principi inscindibili ed inviolabili di volontariato e gratuità.
Un modello che abbiamo sempre cercato di mantenere vivo difendendolo e promuovendolo ad ogni occasione, resistendo agli attacchi di un’antimafia di facciata, dei premi, delle coppe, affarista, tronfia di proclami retorici, ubbidiente ed addomesticata, sottomessa alle benevolenze di molti e strenua difenditrice della necessità di attingere a finanziamenti pubblici nelle cui maglie hanno potuto proliferare tornacontismi personali ed economici.
Oggi c’è molto lavoro da fare, le denunce sono in calo e questo impone una seria riflessione sulla reale efficacia dell’azione antiracket.
È l’intero movimento antiracket che necessità un profondo ripensamento.
I recenti fatti giudiziari che hanno coinvolto associazioni antiracket hanno minato fortemente la credibilità e la dignità di chi crede in questa forma di associazionismo, ma dall’altro, questo ha rappresentato un deciso segnale delle istituzioni che sono in grado di predisporre meccanismi utili ad espellere corpi malati per garantire e mantenere quella fiducia che permette al cittadino di affidarsi e di credere ancora nello Stato.
La questione di fondo sulla quale ci siamo soffermati è: quale modello attribuire all’associazionismo antiracket ed antiusura oggi in Italia?
Per questo stiamo cercando di riproporre proprio quel modello originario grazie al quale abbiamo sviluppato il nostro percorso così da riaffermare la primaria funzione di antimafia di strada, volontaria e gratuita.
In quest’ottica, ben consapevoli dell’uso distorto nell’utilizzo dei fondi pubblici destinati alle associazioni antiracket e dell’inutilità di questi finanziamenti che, piuttosto, sarebbero più utili se indirizzati alle forze dell’ordine o direttamente alle stesse vittime attraverso il potenziamento degli sportelli delle Prefetture, siamo partiti dalla proposizione di un ddl regionale di modifica all’art. 17 della legge regionale siciliana 20/99 – diventato legge a luglio 2018 – che ha ristretto di molto i criteri attraverso i quali le associazioni antiracket possano eventualmente richiedere finanziamenti.
A livello nazionale si impone una ragionata revisione dei cardini legislativi fondanti del sostegno alle vittime del racket e dell’usura relativamente alle leggi 44/1999 e della 108/96 e della 512/99.
Ma soprattutto è necessario rivedere i decreti ministeriali che stabiliscono i criteri che consentono alle associazioni antiracket ed usura l’iscrizione ed il mantenimento nell’albo della prefettura, oggi potrebbe contribuire ad invertire la rotta, conducendo verso un associazionismo più ancorato alla sua originaria funzione di sostegno e conforto alle vittime.
Ma tanti altri sono gli appuntamenti di prossima scadenza e sui quali è bene porre l’attenzione per cercare di innescare il cambio di rotta; innanzitutto la nomina del nuovo Commissario Nazionale per il Coordinamento delle iniziative Antiracket ed Antiusura in scadenza e del relativo Comitato di Solidarietà.
Un rinnovo che potrebbe essere l’occasione anche per modificare i criteri – individuati attualmente dall’ultimo decreto del Ministero degli Interni del 31 maggio 2016 – attraverso i quali scegliere i tre componenti rappresentanti del mondo associativo da tempo ormai esclusivo appannaggio delle associazioni ed organizzazioni antiracket e antiusura di rilevanza nazionale quali la Federazione Antiracket Italiana F.A.I., S.O.S. Impresa e la Consulta Nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II” Onlus.
Ed ancora, a livello regionale, il costituendo “Forum permanente contro la mafia
la criminalità organizzata”, un nuovo organismo istituzionale che potrà essere luogo nel quale le istanze civiche di lotta al fenomeno mafioso  potranno essere sostenute con più forza.
Infine, dobbiamo, sostenere le azioni della magistratura e delle forze dell’ordine attraverso una grande opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, recuperando i rapporti con quegli imprenditori, commercianti ed artigiani che giornalmente combattono in silenzio la criminalità organizzata.
Se non riusciremo a fare tutto questo, se non riusciremo ad essere uniti verso un unico obiettivo, faremo un favore alle mafie, ed alla mafia dell’antimafia.

http://mafie.blogautore.repubblica.it/2019/02/04/2731/

IL ”SISTEMA SIRACUSA”

Era il 23 febbraio 2018 quando organizzammo un incontro a Catania sul “sistema Siracusa”.
Un modello collusivo – corruttivo quale strumento per accordi affaristici conclusi non più attraverso l’intimidazione ma con un patto dal quale ciascuno traesse la propria convenienza.
Oggi parrebbe essere sbarcato anche a Catania.
Come Associazione Asaec Antiestorsione Di Catania continueremo ad assolvere al nostro compito di denuncia.

 

https://www.lasicilia.it/news/catania/216223/sentenze-vendute-indagato-il-giudice-del-tar-di-catania-dauno-trebastoni.html?fbclid=IwAR1uKUWFjEtqHVNuYkxWzjQu87zkcah6tsPu0BRlKGmbgDmawSPPI4Tfw9I

39 anni fa…

ll 6 gennaio del 1980 veniva assassinato Piersanti Mattarella, presidente della Regione siciliana. Dopo 39 anni restano senza nome gli esecutori del delitto.

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/01/06/news/mattarella_a_palermo_per_ricordare_il_fratello_ucciso_il_prete_solidali_con_i_migranti_che_nessuno_accoglie_in_mare_-215947965/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P14-S1.4-T1&fbclid=IwAR1cUOUUB8r7J-km11zEnWVdx6TgfpRIQiTk7bj48OjGAPmZkPbk0h-WnBY

Pippo Fava e la Normalità

« Fava era di più. Lui sapeva descrivere come nessun altro al mondo, puntava la luce sulla NORMALITA’. Uno così non si poteva lasciare vivere. E la NORMALITA’ è quella di cui oggi non ci si occupa. » (Riccardo Orioles, 7 gennaio 2011)
E’ propria la luce su quella “NORMALITA’” che si è spenta o che si è affiovilita.
Come Associazione Asaec Antiestorsione di Catania tocchiamo giornalmente la NORMALITA’ del dramma dell’estorsione attraverso le storie dei nostri associati, laddove, ancora in molti negano l’evidenza del fenomeno estorsivo.
Continuiamo nella A-NORMALITA’ di tutti giorni attraverso la nostra azione di sensibilizzazione contro il comportamento estorsivo, prima evidenza di un fenomeno mafioso profondamente radicato nella NORMALITA’ dei gesti quotidiani.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/mafia-35-anni-fa-ucciso-pippo-fava-un-estratto-intervista-a-biagi-8-giorni-prima-della-morte-f0e82fac-a5e6-40f2-b50a-5830cb644a21.html?fbclid=IwAR2YPpZXxFg63ZcjAi5ndJ-sBa99JmYzkA8T-E9aaAqvCyVxGHsHySoXFd8