”GIORNALISTI IN TERRE DI MAFIA” e ”UN MORTO OGNI TANTO”

Questa settimana ci soffermeremo a riflettere su un tema importante: il coraggio di tanti giornalisti i quali, sfidando mille difficoltà, ci raccontano storie di mafia e dei perversi ed intricati intrecci tra criminalità organizzata, economia e politica.
Due giorni di incontri in collaborazione con le librerie #Cavallotto e #VicoloStretto: il primo si svolgerà mercoledì 12 dalle ore 17.30 presso la libreria Cavallotto di Corso Sicilia, 91 con Attilio Bolzoni e Claudio Fava ed interventi dei giornalisti Mario Barresi de La Sicilia, Dario De Luca di Meridionews e Anthony Distefano di LiveSicilia; il secondo giovedì 13 ore 19.00 presso la storica libreria #Prampolini di via Vittorio Emanuele, 333 con #PaoloBorrometi intervistato da #GuglielmoTroina vicecaporedattore del TGR Sicilia e responsabile della redazione RAI di Catania.

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”O si denuncia o si viene scoperti, il silenzio è complice”

Good news da Palermo! La maxi operazione antimafia è partita anche dalle denunce di molti imprenditori e commercianti che hanno avuto la forza ed il coraggio di ribellarsi! A loro tutto il nostro rispetto e riconoscenza.
Se ce ne fosse ancora bisogno, il racket si impone come strumento di controllo del territorio da parte dei clan mafiosi e la denuncia di tutti è l’unico metodo per uscirne.

 

https://palermo.meridionews.it/articolo/72070/pizzo-ce-chi-si-ribella-e-chi-cede-al-ricatto-della-mafia-o-si-denuncia-o-si-viene-scoperti-il-silenzio-e-complice/

COMUNICATO

Da anni sensibilizziamo e portiamo all’attenzione delle autorità competenti il preoccupante e dilagante fenomeno della mafia rurale. Da ultimo, in agosto abbiamo presentato alla Procura della Repubblica di Catania un esposto su vicende che riguardano giovani imprenditori agricoli ed i primi di dicembre saremo auditi presso la Commissione Regionale Antimafia ed avremo tante cose da raccontare.

 

https://www.lasicilia.it/news/cronaca/203533/i-pascoli-sui-nebrodi-affare-di-mafia-14-in-manette-tra-bronte-e-tortorici.html?fbclid=IwAR3F9yy_KazpIkXjV1LmwQj835Oyd9Ji0F6hk-vfa8TQfZuKGnA-__V3_h8

COMUNICATO

Lo Stato c’è e reagisce! Brillante operazione condotta dai Carabinieri della compagnia di Giarre, i quali hanno compiuto 17 arresti per estorsione e non solo contro il clan Laudani, liberando, così, tanti commercianti dalla prepotenza mafiosa.
Il metodo estorsivo condotto con spregiudicatezza si conferma la forma più diffusa di controllo del territorio.
È importante denunciare e sapere che non si è mai soli.

https://catania.meridionews.it/articolo/71592/mafia-17-arresti-contro-la-cosca-laudani-di-giarre-estorsioni-furti-cavalli-di-ritorno-e-legami-politici/?fbclid=IwAR36OO65LXCt8l5K9IbAW62mYifs1vqGsbBOQiJHB1ASwleiz4gmEF4LKJk

 

COMUNICATO

Desta meraviglia e preoccupazione l’esclusione di Catania e delle altre grandi città siciliane, dai finanziamenti per installazione degli impianti di videosorveglianza. Un fatto grave che denunceremo a tutti i livelli istituzionali. La videosorveglianza è un grande deterrente contro la microcriminalità ed in generale supporta le forze dell’ordine nel controllo del territorio contro fenomeni di criminalità organizzata. Rimangono solo promesse e proclami quelli volti ad un serio contrasto ai fenomeni di criminalità ed annunciati più volte dal Ministero degli Interni.

https://www.bitmat.it/blog/news/80230/finanziamento-per-videosorveglianza-nei-comuni-online-la-graduatoria?fbclid=IwAR1-HYHt0UkvzV477ZX6UoiAGPapEIg2Hfu6FznhNabzL45sbKf4T9gUQeM

COMUNICATO

L’associazione Asaec si complimenta con la squadra amministrativa della Questura di Catania che ha prontamente effettuato i controlli e successivamente chiuso l’esercizio commerciale di scommesse aperto appena tre giorni fa nel quartiere di Cibali con una trionfale ed abusiva inaugurazione.
Ma diverse perplessità emergono: com’è possibile che un esercizio commerciale di scommesse venga costruito ed eserciti senza le dovute licenze ed autorizzazioni di pubblica sicurezza? Com’è possibile che nessuno abbia visto nulla e che solo la abusiva inaugurazione abbia giustamente insospettito le forze dell’ordine? È un fatto grave che manifesta tutta l’arroganza e la prepotenza di un potere parastatale mafioso che porta con se inevitabilmente l’insofferenza verso il rispetto delle regole.

https://catania.meridionews.it/articolo/71525/cibali-sequestrato-il-locale-appena-inaugurato-controlli-su-scommesse-clandestine-e-concerto/?fbclid=IwAR2i_DEjjnpmc3aXk4GK7gRy9YiGW5VfBBVCNCYXW6tK-39M-wHTTqttjgk

COMUNICATO

Stasera alle ore 21:30 su UltimaTV ospiti di Luigi D’Angelo a #ittamuvuci si parlerà dell’arresto di Salavatore Campo, della crisi dell’antimafia e di una necessaria riforma del movimento Antiracket. Tra gli ospiti il dott. Nicola Grassi presidente Asaec Antiestorsione Di Catania il presidente Bruno di Marco ex magistrato e consulente della Commissione Regionale Antimafia e l’avvocato Goffredo D’antona.

RIFLESSIONI

Quale modello attribuire al movimento antiracket ed antiusura oggi in Italia?

L’arresto del presidente di un’associazione antiracket catanese ha rappresentato, senza dubbio, un arresto “eccellente” che fa riflettere.

Infatti, se da un lato ha minato fortemente la credibilità e la dignità di chi crede in questa forma di associazionismo, dall’altro, è stato il preciso segnale che le istituzioni sono in grado di predisporre meccanismi utili ad espellere corpi malati per garantire e mantenere quella fiducia che permette al cittadino di affidarsi e di credere ancora nello Stato.

La questione di fondo sulla quale soffermarsi è: quale modello attribuire all’associazionismo antiracket ed antiusura oggi in Italia?

Diverse possono essere le possibili alternative: un primo modello è quello che è andato affermarsi fin dalla fine degli anni novanta e che ha visto sulla scena un’ antimafia c.d. “pon – pon” di facciata, degli sportelli affiliati Fai (Federazione Antiracket Italiana) nati a migliaia sul territorio nazionale grazie ai vari Pon sicurezza, dei premi, delle coppe, affarista, populista, tronfia di proclami retorici ben predisposta a quel “compromesso morale” – anticamera dell’indifferenza, contiguità e complicità – è sempre più base per relazioni pericolose e che avrebbe avuto la massima espressione in Antonello Montante, paladino di una sedicente antimafia dell’ultima ora, creatore di un sistema omonimo, destinatario di “patenti antimafia” rilasciate con troppa disinvoltura dall’allora ministro agli Interni Cancellieri che lo definì “apostolo che nel deserto ha alzato la voce contro il racket delle estorsioni”, delegato per la legalità di Confindustria Nazionale e convinto sostenitore dell’ora di legalità nelle scuole con un doppiopetto costellato di spillette e medaglie targate antimafia, ora sotto processo per associazione a delinquere e corruzione.

Una secondo modello, certamente meno aggressivo, ma molto chiacchierato perché ubbidiente ed addomesticato, sottomesso alle benevolenze di molti, che individua colui che si avvicina per chiedere aiuto più come un “cliente” a cui sottoporre servizi piuttosto che una persona cui offrire conforto e sostegno, strenuo difensore della necessità di attingere a finanziamenti pubblici al fine di offrire un buon servizio e nelle cui maglie hanno potuto proliferare tornacontismi personali ed economici, è quello che parrebbe emergere dalle indagini che hanno portato all’arresto del presidente del Associazione Siciliana Antiracket Salvatore Campo il quale sembrerebbe aver chiesto delle percentuali rispetto alle pratiche curate per i suoi assistiti; ma possiamo anche ricordare la vicenda che ha coinvolto l’associazione Antiracket Salento guidata dalla presidente Maria Antonietta Gualtieri e tante altre ancora.

Ma esiste anche un terzo modello che cerca di riproporre pratiche virtuose che si erano manifestate vincenti sin dai primi degli anni novanta, cioè fin dalla nascita del movimento antiracket.

Un associazionismo che, recuperando l’idea fondante di Libero Grassi, rappresenti un luogo dove, imprenditori e commercianti che hanno vissuto vicende estorsive, possano offrire – a loro volta – sostegno e conforto nei confronti di coloro che decidano di intraprendere un percorso simile di emancipazione rispetto la morsa dell’estorsione; dove l’accompagnamento di un imprenditore verso la denuncia e per tutto il suo iter processuale rimanga uno dei requisiti fondamentali; dove il contributo svolto dai soci e dai loro dirigenti, sia fondato sui principi inscindibili ed inviolabili di volontariato e gratuità.

Come Associazione Antiestorsione di Catania nata nel 1991 all’indomani dell’uccisione dell’imprenditore Libero Grassi e proprio da un gruppo di imprenditori e commercianti che si erano ribellati al pizzo, abbiamo sempre cercato di mantenere vivo proprio quest’ultimo modello, difendendolo e promuovendolo ad ogni occasione.

C’è molto lavoro da fare, le denunce sono in calo e questo impone seriamente una riflessione sulla reale efficacia dell’azione antiracket.

È l’intero movimento antiracket che necessità di un profondo ripensamento.

Per questo stiamo cercando di riproporre proprio quel modello che si riappropri della sua primaria funzione di antimafia di strada, volontaria e gratuita.

In quest’ottica, ben consapevoli dell’uso distorto nell’utilizzo dei fondi pubblici destinati alle associazioni antiracket e dell’inutilità di questi finanziamenti che, piuttosto, sarebbero più utili se indirizzati alle forze dell’ordine o direttamente alle stesse vittime, siamo partiti dalla proposizione di un ddl regionale di modifica all’art. 17 della legge regionale 20/99 – diventato legge a luglio u.s. – che ha ristretto di molto i criteri attraverso i quali le associazioni antiracket possano eventualmente richiedere finanziamenti.

A livello nazionale si impone una ragionata revisione dei cardini legislativi fondanti del sostegno alle vittime del racket e dell’usura relativamente alle leggi 44/1999 e della 108/96 e della 512/99.

Ma soprattutto è necessario rivedere i decreti ministeriali che stabiliscono i criteri che consentono alle associazioni antiracket ed usura l’iscrizione ed il mantenimento nell’albo della prefettura, oggi potrebbe contribuire ad invertire la rotta, conducendo verso un associazionismo più ancorato alla sua originaria funzione di sostegno e conforto alle vittime.

Ma tanti altri sono gli appuntamenti di prossima scadenza e sui quali è bene porre l’attenzione per cercare di innescare un cambiamento; innanzitutto la nomina del nuovo Commissario Nazionale per il Coordinamento delle iniziative Antiracket ed Antiusura in scadenza e del relativo Comitato di Solidarietà.

Un rinnovo che potrebbe essere l’occasione anche per modificare i criteri – individuati attualmente dall’ultimo decreto del Ministero degli Interni del 31 maggio 2016 – attraverso i quali scegliere i tre componenti rappresentanti del mondo associativo da tempo ormai esclusivo appannaggio delle associazioni ed organizzazioni antiracket e antiusura di rilevanza nazionale quali la Federazione Antiracket Italiana F.A.I., S.O.S. Impresa e la Consulta Nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II” Onlus.

Ed ancora, a livello regionale, il costituendo “Forum permanente contro la mafia la criminalità organizzata”, un nuovo organismo istituzionale che potrà essere luogo nel quale le istanze civiche di lotta al fenomeno mafioso potranno essere sostenute con più forza.

Infine, dobbiamo, poi, sostenere le azioni della magistratura e delle forze dell’ordine attraverso una grande opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, recuperando i rapporti con quegli imprenditori, commercianti ed artigiani che giornalmente combattono in silenzio la criminalità organizzata.

Se non riusciremo a fare tutto questo, se non riusciremo ad essere uniti verso un unico obiettivo, faremo un favore alle mafie, ed alla mafia dell’antimafia.

Questo rappresenta un preciso obbligo morale che ci proviene dalla grande eredità di coloro che sono morti combattendo la mafia ma anche ne confronti di tutti coloro che ancora oggi a testa alta si ribellano alla prepotenza della criminalità organizzata.

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

COMUNICATO

Oggi viene scritta una pagina triste nella storia dell’antimafia catanese.
Un arresto “eccellente”, che fa riflettere, perché se da un lato compromette fortemente la credibilità e la dignità di chi crede in questa forma di associazionismo, dall’altro, finalmente, mette ordine e fa pulizia rispetto a quelle mele marce che hanno inquinato e violentato il volontariato antimafia.
“In questi anni – dichiara Nicola Grassi presidente dell’associazione antiestorsione di Catania – abbiamo cercato di invertire la rotta, volgendo la nostra azione quotidiana verso un recupero di dignità dell’associazionismo antimafia affinché si riappropri della sua primaria funzione di antimafia di strada, volontaria, gratuita – composta per la maggior parte da imprenditori che hanno vissuto le medesime vicende estorsive – contrapposta a quella retorica, ubbidiente ed addomesticata, sottomessa alle benevolenze di molti.
Per questo abbiamo deciso di costituirci parte civile nel processo che vede imputato, per estorsione continuata, peculato e falso ideologico, proprio un presidente di un’associazione antiestorsione.”
A testa alta, contrastati, attaccati e derisi, anche da coloro che oggi saltano agli onori della cronaca, abbiamo sempre denunciato la pericolosità che un ingente fiume di denaro avrebbe comportato nell’azione associativa antiracket, compromettendone la purezza volontaria e gratuita.
Usciti dalla FAI, abbiamo rinunciato a dubbie reti regionali antiracket, rifiutando di accedere ad ogni tipo di finanziamento pubblico e proponendo un d.d.l. regionale di modifica all’art. 17 della legge regionale 20/99 – ora diventato legge – che restringe di molto i criteri attraverso i quali le associazioni antiracket possono richiedere finanziamenti.
C’è molto lavoro da fare, le denunce sono in calo e questo ci impone seriamente una riflessione sulla sincera efficacia dell’azione antiracket.
Dobbiamo sostenere le azioni della magistratura e delle forze dell’ordine attraverso una grande opera di sensibilizzazione, recuperando i rapporti con quegli imprenditori, commercianti ed artigiani che giornalmente combattono in silenzio la criminalità organizzata.

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

https://www.lasicilia.it/news/cronaca/198946/catania-arrestato-il-presidente-dell-antiestorsione-sicilia-chiedeva-il-pizzo-agli-associati.html?fbclid=IwAR3aLaeI-LbXSqsukkOXfpK-5RPyhvXbaI6NF5N58wHE4tvlC2CU2mkNyJc

https://www.youtube.com/watch?v=jLR3j-64zMM

https://www.youtube.com/watch?v=JEfjiXZ65nE

COMUNICATO

Da maggio 2018 il sito della Prefettura di Catania non indica alcun Albo delle associazioni antiestorsione ed usura previsto secondo la Legge 44/99.

Questo crea disorientamento e confusione non solo tra le forze dell’ordine, che a fatica riescono ad individuare quelle certificate, ma soprattutto tra coloro che nelle associazioni vedono un sostegno nell’affrontare il percorso di denuncia .

Infatti, la funzione attribuita dalla legge alle associazioni e alle organizzazioni antiracket e antiusura riconosciute e controllate dagli organi prefettizi è quello di prestare assistenza e solidarietà a soggetti danneggiati da attività estorsive e usuraie. Un’attività delicata, per la quale le realtà associative devono essere riconosciute e riconoscibili sul territorio per avere una maggiore garanzia del fatto che rappresentino un riferimento per imprenditori, commercianti e artigiani che decidono di denunciare.

Auspichiamo che la Prefettura di Catania si adoperi celermente al fine di rendere finalmente pubblico l’Albo.

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

https://catania.meridionews.it/articolo/70616/antiracket-in-prefettura-niente-elenco-delle-associazioni-alcune-sono-state-escluse-su-altre-verifiche-in-corso/