COMUNICATO

 

 

L’associazione Asaec Antiestorsione di Catania ha presentato il 23 agosto u.s. un esposto alla Procura della Repubblica di Catania sulla cosiddetta “mafia rurale”.


Convinti che le finalità di un’associazione antiestorsione non si possa esaurire nella sensibilizzazione alla denuncia, nell’accompagnamento ed al sostegno della vittima di racket ed usura in tutto il percorso processuale ma debba necessariamente estendersi alla tutela degli imprenditori agricoli da possibili az
ioni volte a comprimere la libertà d’impresa, ha raccolto, raccontato ed organizzato fatti che appaiono tradursi in azioni criminose rappresentando un ammissibile controllo del territorio.

I fatti che sembrano emergere vanno ben oltre l’integrare semplici e comunque pur sempre odiosi episodi di pascolo abusivo, assumendo i contorni di rilevanti e violente azioni illecite finalizzate a comprimere la libertà delle vittime di disporre dei loro beni.

Se poi considerati nel loro complesso, appaiono tradursi in un inammissibile controllo del territorio da parte di soggetti collegati a cosche criminali operanti sul territorio che coltivano i loro interessi con illecite vessazioni.

E tutto ciò va a confliggere con le finalità perseguite dall’Associazione Antiestorsione di Catania.
Non è il nostro compito svolgere indagini, ma è certo, però, che le finalità statutarie ci legittimano a richiedere – da parte dell’Autorità Giudiziaria – la dovuta attenzione per un fenomeno che ci sembra stia assumendo contorni sempre più preoccupanti.

Ed è anche per questo che avvertiamo la legittimazione, ma anche il dovere di intervenire (L’Asaec presenta all’interno del proprio effettivo, soci imprenditori agricoli, alcuni dei quali, assiste in processi di estorsione ed usura riconducibili alla cosiddetta “mafia rurale” ed in proposito si è costituita parte civile in vicende consumatesi in diverso contesto territoriale), segnalando un problema, quello della cosiddetta “mafia rurale – mafia dei pascoli”, che nel versante nord dell’Etna da parecchi anni sembra comprimere la libera fruizione dei luoghi e condizionare le scelte dei legittimi proprietari, inducendoli a rinunciare alle iniziative di sviluppo economico imprenditoriale in ambito rurale, turistico e persino di semplice fruizione privata di appezzamenti di terreno, case rurali e di villeggiatura.

La tecnica sembrerebbe essere quella della pressione intimidatrice esercitata da allevatori che con i loro comportamenti scoraggiano investitori a portare avanti le loro iniziative, attraverso azioni di danneggiamento di beni immobili e mobili, di pascolo abusivo nelle colture esistenti di animali, censiti e non, non solo nei terreni in uso agli stessi allevatori ma anche in quelli demaniali.

Un clima di costante prevaricazione e prepotenza, tale da comportare un’insopportabile compressione delle libere dinamiche di mercato, limitando o escludendo del tutto, le scelte e le aspirazioni imprenditoriali che, sempre più spesso, provengono da fasce giovani della società per il ritrovato interesse nell’agricoltura.

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

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COMUNICATO

 

L’associazione ASAEC Antiestorsione di Catania esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Rita Borsellino, siciliana coraggiosa e leale, fiore raro e profumatissimo.
Ha sempre dato valore e credibilità alla lotta alla mafia, con un impegno civile continuo e costante.
Intere generazioni di studenti hanno compreso dalle sue chiare parole l’importanza di fare le scelte giuste e perché si deve stare sempre dalla parte della legalità.
A molti ha dato la speranza che un cambiamento per questa terra era possibile, ma la primavera non è poi arrivata perché il popolo, si sa, sceglie sempre Barabba.
I cantieri tematici nati in tutta la Sicilia restano ancora oggi un esempio unico di democrazia partecipata e hanno creato un percorso gratuito e condiviso per tutti coloro che vogliono respirare quel fresco profumo di libertà.
Grazie!

 

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

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COMUNICATO

 

Le più sentite congratulazioni da parte di tutti noi dell’associazione Asaec Antiestorsione di Catania al dottor Renato Panvino, Capo Centro della Dia Sicilia Orientale, per il premio ricevuto da Legambiente a riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto in tema di reati ambientali e sfociati nell’inchiesta “Garbage Affair” la delicatissima indagine che ha messo in luce gli intrecci di corruzione e malaffare nella gestione dei rifiuti al Comune di Catania.

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COMUNICATO

 

Il recente arresto per usura e tentata estorsione ai danni di un imprenditore catanese ci offre lo spunto per una riflessione sul fenomeno dell’usura.

Dal recente rapporto della DIA 2017 e quello su “L’usura dopo la crisi: tra vecchi carnefici e nuovi mercati”, di Confesercenti e Sos Impresa emergono diversi aspetti sui quali è bene soffermarsi.

La crisi ha aiutato l’usura a crescere. Infatti, durante la recessione, il mercato degli strozzini ha raggiunto un giro d’affari record da 24 miliardi di euro, e investe circa 200 mila tra imprenditori e professionisti del nostro Paese.

Il secondo aspetto è che le organizzazioni mafiose che prima si dedicavano solo marginalmente a questo tipo di reato, spesso limitandosi a chiedere una congrua percentuale, il pizzo, agli usurai presenti nella zona sotto il controllo dei clan, oggi avendone fiutato il business ne sono diventate protagoniste, acquisendo quote sempre più ampie del credito a nero.
D’altra parte, le organizzazioni criminali, avendo ingente liquidità di denaro che arrivano loro dal traffico di droga e delle scommesse, possono dar credito in poche ore e riscuotere – con altrettanta facilità e con ogni mezzo e intimidazione – le rate di restituzione che gli imprenditori faticano a onorare perché in gravi difficoltà con le loro attività.

Altro dato che fa riflettere anche e soprattutto sul ruolo svolto dalle associazioni antiracket ed usura è il trend negativo delle denunce che sono rimaste al palo.

Dal 1996, anno di emanazione della presunta legge anti-usura (Legge 108/96), assistiamo a un calo sistematico e inarrestabile del loro numero: nel 2016 sono 904, nel 1996 erano 1436.

Rispetto la vicenda dalla quale è scaturita la nostra riflessione, un dato certamente positivo è quello della denuncia che è partita dall’imprenditore, ma rimane sempre troppo poco.

 

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

http://catania.meridionews.it/articolo/68591/usura-ed-estorsione-con-metodo-mafioso-due-arresti-minacce-a-vittima-ti-finisci-mali-e-ti-tagghiu-a-testa/

I DISONESTI NON POSSONO AVERE LA MEGLIO

 

Su #MeridioNews la storia di Sebastiano Costa, imprenditore di Zafferana Etnea che ha denunciato i suoi aguzzini.
«I disonesti non possono avere la meglio».
“Noi tutti dell’Asaec Antiestorsione Di Catania abbiamo provato una forte emozione nel momento in cui lo Stato ha riconosciuto a Sebastiano Costa il risarcimento rispetto all’estorsione ed al dramma che ha subito – dichiara Nicola Grassi presidente Asaec. Un percorso costruito insieme con calma e tenacia, che ha portato i suoi frutti.  Un ringraziamento dovuto ai funzionari della Prefettura di Catania ed ai Carabinieri della Compagnia di Giarre per l’ottimo lavoro svolto.”

 

http://catania.meridionews.it/articolo/68267/storia-dellapicoltore-che-non-si-piega-alle-intimidazioni-in-una-notte-50mila-euro-di-danni-lo-stato-li-risarcira/

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L’articolo a firma di Marta Silvestre ci offre la possibilità per esprimere alcune considerazioni sulle dichiarazioni raccolte, a seguito dell’approvazione della modifica all’art. 17 della L. r. 20/99 sull’introduzione dei criteri necessari per accedere ai finanziamenti da parte delle associazioni antiracket.
Una domanda iniziale fra tutte: che fine hanno fatto o che fine faranno i finanziamenti elargiti a quelle associazioni che sono state cancellate dagli albi della Prefettura per inattività o perchè non presentavano più i requisiti necessari al loro mantenimento?
La posizione dell’Associazione Asaec Antiestorsione Di Catania è da tempo chiara e lineare: recuperare lo spirito che animò le prime associazioni antiracket quali espressioni di imprenditori, commercianti ed artigiani che avendo combattuto contro il racket e l’usura, promuovono campagne di sensibilizzazione alla denuncia, accompagnando e sostenendo coloro che decidono di denunciare e liberarsi dalla morsa del pizzo. Sappiamo bene che con gli anni ed il fiume di denaro pubblico impiegato nei vari Pon sicurezza si è inquinato lo spirito originario volontaristico e gratuito, che ora vogliamo recuperare.
Così, lo scopo principale iniziale (sensibilizzazione ed accompagnamento alla denuncia) è arretrato rispetto a ben altre e più semplici attività culturali rivolte al fenomeno mafioso in generale.
Noi crediamo che ognuno debba avere ben chiaro il proprio obiettivo così da perseguirlo nel migliore dei modi ed, eventualmente, attingere a finanziamenti che supportino attività aderenti al proprio oggetto sociale o che siano conseguenti alla concreta attività svolta ed i risultati raggiunti.
Lo spirito della proposta avanzata lo scorso giugno 2017 – ed oggi diventata legge – è stato proprio questo: riportare un po’ d’ordine all’interno del movimento dell’associazionismo antiracket anche per una corretto utilizzo delle risorse pubbliche.
In soldoni: chi vuol fare “attività culturale” è libero di farla, ma richieda eventuali finanziamenti a fondi ad essa dedicati e non al fondo destinato alle associazioni antiracket.
D’altra parte la circolare del commissario prefettizio Cuttaia del 2017 parla chiaro, quando, riferendosi alle attività poste in essere dalle associazioni antiracket parla di “specifica capacità operativa nella delicata attività, con riferimento alla finalità principale perseguita, così come delineata nell’atto costitutivo quale requisito essenziale individuato dall’art. 1, comma 2, del D.M. n.220/2007″ ed ancora di “capacità di operare nel settore attraverso: la collaborazione con le Forze dell’Ordine, la costituzione di parte civile in almeno un procedimento penale, l’attività di sensibilizzazione delle vittime al ricorso alla denuncia degli autori dei reati e, infine, la promozione di campagne educative e di diffusione della cultura della legalità”, realizzandosi così una “azione coordinata di supporto alle vittime e alla società civile nel suo complesso, rafforzando il rapporto di fiducia del cittadino con le Istituzioni, fondamentale per garantire una efficace risposta alle legittime aspettative delle vittime”.
Dalle varie interviste che sono state riportate emerge un po’ di confusione non solo sul compito che debba avere un’associazione antiracket ma, ciò che sorprende di più, sulla presenza del fenomeno estorsivo nel territorio siciliano.
Sorpende, come sottolineato nell’articolo, la dichiarazione dell’associazione antiracket Gaetano Giordano di Gela, guidata da Renzo Caponnetti, che è anche referente della Fai Sicilia, Federazione italiana antiracket, una sigla sotto la quale si riuniscono diverse associazioni in quale dichiara che «a Gela il pizzo non esiste più», dimenticando la vasta operazione condotta proprio sul territorio gelese contro la “stidda” che controlla il territtorio anche attraverso il conclamato racket delle estorsioni (pag. 90 relazione DIA II semestre 2017).
Continueremo e promuoveremo un confronto con tutti, con l’obiettivo di ridare dignità ad un movimento fin troppo abusato.

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

http://meridionews.it/articolo/67961/nuove-regole-antiracket-le-associazioni-escluse-dai-fondi-da-addiopizzo-alle-fai-il-nostro-e-un-lavoro-piu-culturale/

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Un favore alla mafia dei pascoli!
Nonostante l’articolo 10 della Legge Quadro 353/200 preveda per le zone boscate ed i pascoli – i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco “il divieto assoluto, per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, di pascolo e caccia ed altri importanti divieti”, il pascolo abusivo su terreni pubblici e del demanio interessati da incendi e le vendite di terreni ed edifici distrutti dalle fiamme non sembrano cessare sull’Etna e sui Nebrodi.
La diminuzione di automezzi di vigli del fuoco dedicati alla salvaguardia e tutela del territorio boschivo che insiste sulle aree dell’Etna, è un fatto grave. Diversi terreni e fabbricati, durante l’arco dell’anno, e soprattutto nei periodi estivi, sono interessati da incendi di matrice chiaramente dolosa.
Il meccanismo è semplice: incendio, deprezzamento del terreno o immobile, successiva vendita. Nel caso di terreni da pascolo, l’incendio rappresenta una catastrofe per il proprietario ma una benedizione per il pastore che avrà terreno dove poter far pascolare le mandrie considerata anche la veloce fertilità dei terreni che produrrà gran quantità di erba.
Su questi ed altri aspetti l’associazione Asaec – dichiara il presidente Nicola Grassi – sta preparando un esposto da consegnare alla Procura della Repubblica di Catania.

 

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

http://catania.meridionews.it/articolo/67814/chiudono-sulletna-i-distaccamenti-dei-vigili-del-fuoco-sindacati-poche-risorse-territorio-resta-senza-difesa/

 

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Lo Stato c’è ed aiuta chi denuncia!
A Maurizio Ciaculli, imprenditore agricolo di Vittoria che ha ricevuto numerose intimidazioni e che ha denunciato la Lidl e il gruppo Napoleon, è stata liquidata una somma di denaro prevista dalla Legge 44/99 che risarcisce soggetti danneggiati da attività estorsive.
Oggi alle ore 15, Ciaculli è comparso davanti alla Commissione Regionale Antimafia Sicilia, per parlare anche di agromafie nella Regione.
Sul punto, l’associazione Asaec Antiestorsione di Catania presenterà, nei prossimi giorni, un documento alla Procura della Repubblica che verterà sulla mafia nelle campagne della zona Etnea.

 

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

Antiracket, stretta sui requisiti di accesso al fondo regionale

«Così si torna a dare credibilità a un movimento infangato»

Festeggiano le associazioni che sostengono gli imprenditori nel percorso che porta alla denuncia del pizzo e dell’usura. Ad accedere ai finanziamenti sarà soltanto chi dimostrerà di aver realmente contribuito a liberare un’azienda dalle minacce della mafia

Parte dalla Sicilia la stretta sulle associazioni antiracket, per provare ad arginare quell’impegno di facciata che, in barba ai troppi sacrifici umani pagati nell’Isola, ha costruito carriere all’ombra dell’antimafia di comodo. Nel giorno del 26esimo anniversario della strage di via D’Amelio, le associazioni antiracket tornano a farsi sentire, rivendicando il «lavoro serio che in tanti portano avanti con gratuità nei territori, lontano dai riflettori» e festeggiando per la norma, promossa dalle stesse associazioni e approvata nel testo collegato alla Finanziaria regionale, che istituisce paletti più severi per l’accesso al fondo antiracket della Regione. 

Dopo il caso Saguto, lo scandalo Montante e l’inchiesta Labisi, ecco che quelle maglie troppo larghe nella definizione di antiracket, istituite con un decreto del Ministero dell’Interno nel 2007 (poi rivisto solo parzialmente), vengono ridimensionate un’altra volta. La legge è stata promossa proprio da chi lavora quotidianamente al fianco degli imprenditori taglieggiati e ha chiesto con forza che fossero indicati nuovi vincoli nell’accesso ai contributi messi a disposizione dalla Regione. 

La norma pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 13 luglio prevede non soltanto che le associazioni siano iscritte agli albi delle Prefetture, ma anche che non ricevano altri contributi da Enti locali, che abbiano un numero minimo di 10 soci, di cui almeno il 50 per cento imprenditori o commercianti che abbiano subito comprovate vicende di estorsione e/o che si siano avvicinati all’associazione antiestorsione per averne assistenza e sostegno, che dimostrino di essersi costituiti parte civile in almeno un procedimento riguardante un proprio assistito nell’ultimo anno.

E ancora, le associazioni per accedere al fondo, che quest’anno ammonta a circa 450mila euro, dovranno dimostrare di aver presentato nell’ultimo anno almeno un’istanza di accesso al fondo per vittime di estorsione; di aver assistito imprenditori o commercianti e accompagnandoli alla denuncia, nell’anno precedente, in almeno tre fatti estorsivi conclusi con rinvio a giudizio. Non ultimo, le associazioni devono aver fatto attività di sensibilizzazione con le associazioni di categoria di commercianti e imprenditori; o aver promosso campagne educative nelle scuole.

«È una cosa molto bella – ammette Nicola Grassi, presidente dell’associazione Antiestorsione di Catania - che la proposta normativa, poi approvata dall’Ars, sia venuta proprio dal nostro mondo, sotto attacco per via delle inchieste giudiziarie. Penso che in questo modo si dia una risposta molto netta, che marca le differenze tra chi ci crede davvero e chi invece ha usato i percorsi antimafia per scopi personali».

Le associazioni, naturalmente, si augurano che questo sia soltanto l’inizio e che le maglie stringenti istituite in Sicilia possano fare da volano per una proposta normativa a livello nazionale, capace di frenare in tutta la Penisola il proliferare di associazioni sedicenti antiracket. «Anni fa – racconta ancora Grassi – ci siamo accorti che rispetto al fiorire di associazioni antiracket, dovute ai fondi messi a disposizione dal Pon sicurezza per aprire sportelli antiracket, le denunce non aumentavano affatto. Sembravano più contentini che venivano dati spesso a pioggia. È per questo che abbiamo cominciato a fare una battaglia, affinché il movimento antiracket tornasse a ciò che era in origine, cioè un’autodeterminazione di commercianti e imprenditori coraggio che come Libero Grassi sostenevano i colleghi in un percorso di emancipazione personale dalla morsa del pizzo e dell’usura, che è un percorso lungo e pesante. Anche le indagini giudiziarie hanno portato alla luce la verità di associazioni, iscritte agli albi delle Prefetture, che accedevano ai fondi per cosa? Per pagare la segretaria o l’affitto della sede prestigiosa? Ancora adesso sinceramente mi chiedo se abbiano mai restituito i fondi ottenuti, una volta che sono state cancellate dagli Albi prefettizi».

Secondo Grassi c’è «un tema di credibilità, per ridare dignità a un intero movimento antimafia infangato da chi ha finto di interessarsi alla lotta alla mafia soltanto perché lì ha intravisto un nuovo centro di potere. In realtà l’antimafia non è solo quello. E non parlo soltanto della nostra associazione perché ce ne sono tante altre che danno un aiuto sincero. Qui quando squilla il telefono e chiedono un appuntamento, sappiamo già che sarà sempre un incontro molto intenso, molto pesante, soprattutto la prima volta. Oggi portiamo a casa un risultato importante, ma non ci fermiamo a quello. Non ci fermeremo fino a quando anche a livello nazionale non verranno riconosciuti criteri più stringenti per poter definire cosa è antimafia». E cosa, invece, non lo è.

MERIDIONEWS, MIRIAM DI PERI 

 

http://meridionews.it/articolo/67780/antiracket-stretta-sui-requisiti-di-accesso-al-fondo-regionale-cosi-si-torna-a-dare-credibilita-a-un-movimento-infangato/

Modifica art. 17 L. 20/99 – E’ LEGGE!

 

E’ legge! Ce l’abbiamo fatta!

In Gazzetta Ufficiale GURS la modifica dell’articolo 17 della legge regionale 20/1999 che abbiamo presentato lo scorso 17 giugno 2017.

“Da oggi – dichiara Nicola Grassi, presidente dell’Associazione Antiestorsione di Catania – le associazioni antiracket che vorranno attingere al fondo regionale per avere un contributo economico, dovranno dimostrare di svolgere una reale e concreta azione sul territorio di contrasto al racket .

I requisiti da possedere e necessari per richiedere il contributo che abbiamo voluto fossero inseriti nella legge, sono molto stringenti e taglieranno fuori le associazioni di facciata, talvolta paravento per macchinosi scambi politici elettorali.

Andiamo avanti, siamo certi di creare fastidio, ma continueremo a lavorare per ridare dignità al movimento antiracket calpestato e violentato da chi, dietro la bandiera della legalità, ha nascosto sporchi giochi di potere ed a scapito di coloro che, coraggiosamente, hanno deciso di denunciare.”

 

AS.A.E.C. ASSOCIAZIONE ANTIESTORSIONE DI CATANIA

Gurs Luglio 2018